Pubblicato da: Vincenzo Russo | 13 dicembre 2011

Casoria: Lavoro, l’elaborazione di identità e linguaggi comuni.


Lavorare stanca, questo era il titolo di uno degli speciali de “L’Unità” di alcuni anni fa, personalmente credo sia ancora più stancante che questo lavoro occorra chiederlo e elemosinarlo ai politici. Noi di Casoria siamo stati abituati, negli ultimi mesi, durante manifestazioni e incontri politici, ai “blitz” del Movimento di Lotta dell’Usb, da diversi giorni, invece, divampa la protesta di un nuovo gruppo, quello dei Disoccupati per la legalità. Un aggregato di 30 persone, in sit-in permanente, protesta davanti alla casa comunale, in attesa di risposte concrete da parte di questa amministrazione. “In questo momento di crisi, non esistono sbocchi lavorativi ed è impossibile una sistemazione nell’immediato”, questa pare essere stata la risposta che il Sindaco Carfora ha riferito ad un disoccupato. La situazione di Casoria è tragica, accanto a questi disoccupati organizzati, ce ne sono altri 12.000, un esercito di senza lavoro, fatto di donne e uomini, giovani e meno giovani. Una città, la nostra, senza identità, abusata, violentata dagli stessi politici che da anni governano senza mettere in campo idee e progetti validi per risolvere il problema lavoro. Una città dove la logica delle spartizioni politiche e clientelari ha prevalso su quella dei “diritti” e dell’uguaglianza. Una città dove tutto deve restare immutato perché è più facile condizionarla, controllarla, dominarla, tenerla in ostaggio. I disoccupati organizzati, chiedono giustamente legalità e trasparenza, da giorni, protestano fuori al palazzo comunale lamentando di aver ricevuto dal sindaco Carfora solo un appoggio “morale”, e qualche “bella” promessa fatta di qualche buono pasto per il Natale. Interrompere il presidio esterno in cambio di 1 ora al giorno di presidio interno, cosa chiesta ai disoccupati di Casoria dalle istituzioni locali, servirebbe a tutelare l’apparenza di un governo cittadino che ha fatto della propaganda la sua campagna elettorale. Quei 30 lavoratori, con le loro proteste, potrebbero far svegliare i cittadini di Casoria dal sonno che li avvolge, potrebbero finalmente accorgersi che non siamo in “Carfora è il Paese delle Meraviglie”. Questi lavoratori, la maggior parte over 40, si trovano, rispetto ai giovani disoccupati, in una situazione di maggiore criticità, con figli a carico e situazioni difficili alle spalle. Un lavoratore Over 40 trova difficoltà ad essere reinserito nel mondo del lavoro, a causa di stereotipi legati all’età o per mancanza di incentivi all’assunzione, i cosiddetti “invisibili” del lavoro, spesso dimenticati dalle istituzioni e dalle parti sociali, ricordati solo da qualche sporadico provvedimento non strutturale. Oggi ancor più che per il passato, le possibilità di lavoro sono incerte, la disoccupazione è in aumento, sarebbe auspicabile che questo “avviso di dolore” sia considerato in tutta la sua gravità con scelte giuste ed efficaci e non la solita demagogia che si usa fare in queste occasioni. Il tasso di disoccupazione nazionale, del mese di Novembre, è aumentato del 3,8% rispetto al mese precedente, dati pesanti, che non tengono conto delle persone che hanno ormai rinunciato a cercare un lavoro. Per le donne la situazione non migliora, una sua due in Italia non lavora. Nella nostra città, negli ultimi anni, non si è fatto nulla per cercare soluzioni adeguate a risolvere il problema disoccupazione. Una nuova morale prende piede rimpiazzando la cultura del lavoro “industriale” con la cultura del precariato nei Centri Commerciali. Negli anni 70’ e 80’, Casoria, con le sue industrie di rilievo nazionale, era ritenuta la “Sesto San Giovanni” del Sud Italia. Rhodiatoce, Resia, Acciaierie del Sud, Calcobit, Alenia erano i fiori all’occhiello di questa terra, oggi la città perdendo l’Alenia mette tristemente la parola fine al suo passato di città produttiva e all’avanguardia. L’emergenza lavoro e sociale non può essere affrontata con sbagliati allarmismi, ma, è anche vero che il sindaco, in queste situazioni, può fare ben poco e non può mettere in atto interventi immediati ed efficaci, tuttavia occorre sempre una conoscenza critica e l’elaborazione di identità e linguaggi comuni.


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